Etna, il Cratere di Nord-Est rompe il silenzio dopo quasi tre decenni
a cura di Giorgio Costa e Marco Viccaro
Introduzione
L’Etna ha deciso di concludere il 2025 entrando nuovamente in eruzione, dopo una quiete durata quasi quattro mesi a seguito dell’ultima attività avvenuta nel mese di agosto (link all’articolo). La novità più rilevante di questa nuova fase eruttiva è senz’altro rappresentata dal protagonista dell’attività, ovvero il Cratere di Nord-Est, il più antico dei quattro crateri sommitali attualmente presenti sulla vetta dell’Etna, essendosi formato nel 1911 sul fianco nord-orientale dell’antico Cratere Centrale.
Cenni sull’attività storica e recente del Cratere di Nord-Est
Negli ultimi anni si è parlato piuttosto poco di questo cratere, a causa di un’attività generalmente modesta e limitata quasi esclusivamente sul fondo stesso della depressione craterica. Eppure, fino alla fine del secolo scorso, il Cratere di Nord-Est ha rappresentato una delle fonti principali dell’attività sommitale dell’Etna, alternando periodi di attività persistente caratterizzati da deboli esplosioni Stromboliane ed effusioni laviche, a manifestazioni più intense a carattere parossistico che hanno prodotto imponenti fontane di lava e colonne eruttive molto ben sviluppate in atmosfera. Occasionalmente, le attività parossistiche sono avvenute con episodi isolati (e.g., 24 giugno 1917; 24 settembre 1986), mentre in altri casi si sono verificate attraverso sequenze episodiche (e.g., 23 episodi tra il 1977 e il 1978; 10 episodi tra il 1995 e il 1996). L’ultimo evento di questo genere è stato un episodio isolato avvenuto tra il 27 e il 28 marzo 1998, dopodiché l’attività eruttiva del Cratere di Nord-Est ha subito una drastica diminuzione.
Negli anni successivi, il cratere ha solo raramente mostrato modesti segni di vita, producendo deboli attività esplosive intra-crateriche, boati profondi e intenso degassamento. Soltanto in due casi, rispettivamente a maggio 2016 e settembre 2019, si è osservata un’attività più energetica che sembrava quasi voler sfociare in un nuovo episodio di fontana di lava. Tuttavia, in entrambi i casi, la scena gli è stata rubata dal vicino cratere Voragine.
L’ultima attività del Cratere di Nord-Est, prima del suo attuale risveglio, è iniziata a metà luglio 2024 in concomitanza con una sequenza di episodi parossistici alla Voragine, che nelle settimane successive hanno causato il parziale riempimento del cratere, fino alla sua completa occlusione. Tuttavia, già nel mese di settembre 2024, la piattaforma di lava formatasi all’interno del Cratere di Nord-Est è collassata e una vivace attività esplosiva è proseguita per alcuni giorni, prima che il cratere tornasse nuovamente in uno stato di quiete. Da quel momento, l’unica attività prodotta è stata caratterizzata da un sostenuto degassamento proveniente da un cratere a pozzo presente sul fondo craterico (Figura 1).
Figura 1. La grande depressione craterica del Cratere di Nord-Est e il tipico degassamento prodotto dal cratere a pozzo situato sul suo fondo durante l’estate del 2025. Foto scattata da Giorgio Costa.
Il preludio della nuova fase eruttiva
Già durante l’estate del 2025, è stato possibile osservare un’incandescenza intermittente prodotta dal cratere a pozzo sul fondo del Cratere di Nord-Est, occasionalmente accompagnata anche dalla produzione di boati profondi e boli pulsanti di gas. Intorno alla metà del mese di dicembre, il magma ha nuovamente raggiunto la superficie dando luogo a una modesta attività intra-craterica di variabile energia e frequenza, che non ha comunque lasciato presagire una possibile evoluzione verso una fenomenologia più energetica.
A partire dal 24 dicembre, si è osservata una graduale ascesa del tremore vulcanico (fonte INGV-OE), seppur le condizioni meteo non abbiano permesso un’osservazione ottimale dell’area sommitale. Solo attraverso occasionali momenti di visibilità durante le ore notturne è stato possibile constatare che la causa di questo incremento era correlata a una progressiva, seppur lenta, intensificazione dell’attività Stromboliana all’interno del Cratere di Nord-Est. Contestualmente è stato prodotto anche un denso pennacchio contenente vapore e modeste quantità di cenere che sono ricadute sul versante nord-orientale del vulcano.
La situazione è diventata progressivamente più dinamica nei due giorni successivi. Oltre al Cratere di Nord-Est, anche la Bocca Nuova ha contribuito a produrre esplosioni Stromboliane intermittenti e frequenti emissioni di boli di cenere (Figura 2).
Figura 2. A sinistra, attività Stromboliana dalla Bocca Nuova e il bagliore dell’attività esplosiva al Cratere di Nord-Est riflesso sul gas. Foto scattata da Matteo Pagano poco prima dell’alba del 26 dicembre. A destra, emissione di cenere prodotta dalla Bocca Nuova nel mattino del 26 dicembre. Foto scattata da Fabrizio Zuccarello.
Successivamente, nella notte tra il 26 e il 27 dicembre, in un momento difficile da stabilire a causa della copertura nuvolosa, si è aperta una frattura eruttiva sul fianco orientale della Voragine, da cui ha avuto origine un flusso lavico debolmente alimentato che dopo aver raggiunto la base dei crateri sommitali ha iniziato a dirigersi lentamente verso la Valle del Leone.
Dal mattino del 27 dicembre le condizioni meteo sono migliorate sul versante settentrionale del vulcano, ed è risultato chiaro come l’attività esplosiva al Cratere di Nord-Est fosse progressivamente più vigorosa, seppur con frequenti fluttuazioni nella sua intensità. È stato inoltre possibile notare che sull’alto fianco orientale della Voragine si era aperto un nuovo cratere a pozzo, da cui venivano emessi brandelli incandescenti, gas e boli di cenere.
Il primo episodio parossistico del 27 dicembre
A partire dalle 09:00 locali all’incirca, le esplosioni al Cratere di Nord-Est sono diventate sempre più energetiche e nell’arco dell’ora successiva l’attività si è finalmente evoluta in fontana di lava, per la prima volta dopo quasi 28 anni dall’ultimo episodio parossistico a questo cratere. Un’alta colonna eruttiva si è rapidamente innalzata per diversi chilometri sulla cima del vulcano (Figura 3), per poi essere sospinta dai venti verso i quadranti occidentali dell’Etna, causando lievi ricadute di materiale piroclastico fine sugli abitati di Bronte e Cesarò. Durante la fase più energetica, le fontane di lava hanno raggiunto altezze di circa 200 metri oltre l’orlo craterico e sono state prodotte frequenti esplosioni di bolle di lava che hanno causato numerosi spostamenti d’aria e forti boati udibili a decine di chilometri di distanza. Dopo circa 40 minuti, l’attività ha rapidamente iniziato a perdere energia, e nell’arco di pochi minuti si è assistito alla cessazione dell’attività parossistica. 
Figura 3. La colonna eruttiva prodotta durante l’apice del primo episodio parossistico del 27 dicembre al Cratere di Nord-Est, sospinta dai venti verso ovest. Foto scattata nei pressi dell’abitato di Floresta da Giorgio Costa.
È invece proseguita senza sostanziali variazioni la vivace attività Stromboliana e le emissioni di cenere prodotte dal cratere a pozzo sul fianco della Voragine, mentre la debole effusione lavica si è spostata in corrispondenza di una bocca presente alla base orientale dei crateri sommitali.
Nel frattempo, l’attività esplosiva al Cratere di Nord-Est non è cessata del tutto e nel corso delle ore successive si è nuovamente intensificata in modo graduale.
Il secondo episodio parossistico del 27 dicembre
Poco dopo le 15:00, le esplosioni sono diventate progressivamente più energetiche e nell’arco dei successivi 20 minuti si sono nuovamente evolute in fontana di lava. Anche in questo caso si è rapidamente formata una colonna eruttiva alta diversi chilometri che il vento ha sospinto verso ovest, mentre la fase di fontanamento è stata più energetica rispetto all’episodio precedente. Il culmine dell’attività parossistica è stato piuttosto breve ed è avvenuto tra le 15:30 e le 15:45, quando i getti incandescenti hanno raggiunto i 500 metri oltre l’orlo craterico (Figura 4). Successivamente, l’attività di fontanamento è gradualmente diminuita per cessare intorno alle 16:00 e lasciare il posto alla produzione di una serie di spettacolari esplosioni di bolle di lava. 
Figura 4. La fase finale dell’episodio parossistico avvenuto nel pomeriggio del 27 dicembre e la colonna eruttiva emessa in atmosfera. Foto scattate da Piano Provenzana da Vincenzo Greco.
Per diverse ore, è proseguita una intermittente e a tratti vivace attività esplosiva al Cratere di Nord-Est, per poi esaurirsi del tutto nel corso della stessa serata. È invece continuata per tutta la notte l’attività Stromboliana e la continua emissione di cenere prodotta dal cratere a pozzo sul fianco della Voragine, come anche la modesta effusione lavica dalla bocca posta alla sua base (Figura 5). Nel mattino del 28 dicembre, sporadiche esplosioni con emissioni di cenere sono state osservate nuovamente al Cratere di Nord-Est. Se sia o meno il preludio verso una nuova intensificazione della sua attività, lo scopriremo in un futuro sicuramente non troppo lontano.
Figura 5. A sinistra, una violenta esplosione di una bolla di lava dal Cratere di Nord-Est nel tardo pomeriggio del 27 dicembre, che ha lanciato materiale incandescente fino ad oltre la base del cono. A destra, il teatro eruttivo nella serata del 27 dicembre, con l'attività stromboliana prodotta dal cratere a pozzo sul fianco della Voragine e la debole effusione lavica emessa dalla sua base. Foto scattate da Fabrizio Zuccarello.
Considerazioni finali
Il ritorno in scena del Cratere di Nord-Est segna un importante cambiamento nella dinamica dell’attività eruttiva sommitale dell’Etna, soprattutto alla luce del fatto che da quasi tre decenni non si osservavano episodi a carattere parossistico da questo cratere. Un ulteriore aspetto di rilievo riguarda la possibile relazione dinamica tra il Cratere di Nord-Est e la Voragine. Tale “interazione” è diventata evidente a partire dal 2015, immediatamente a seguito delle grandi fontane di lava prodotte dalla Voragine, che hanno comportato la prima significativa riattivazione del Cratere di Nord-Est, dopo diversi anni di stasi quasi totale. Come già menzionato, anche nel 2016 e nel 2019 l’attività che stava inizialmente coinvolgendo il Cratere di Nord-Est si è successivamente trasferita alla vicina Voragine. E infine, anche nel 2024 il risveglio del Cratere di Nord-Est è avvenuto in concomitanza e a seguito di una sequenza di episodi parossistici alla Voragine. Anche la fase attualmente in corso sembra confermare questa relazione, mostrando un coinvolgimento di entrambi i crateri, seppur, in questo caso, il Cratere di Nord-Est appare rivestire, almeno fino ad ora, un ruolo primario nella dinamica eruttiva.
In questo scenario, il Cratere di Nord-Est non è più dunque soltanto una memoria del passato dell’Etna, ma torna oggi a occupare un ruolo centrale nell’evoluzione della dinamica dell’attività sommitale del vulcano.