In ricordo di Giuseppe Maggi
a cura di Lisetta Giacomelli e Roberto Scandone
24 Agosto 2025
Si sperava che Giuseppe Maggi non morisse mai, tanto era il conforto di saperlo ancora presente a testimoniare le sue prodigiose esperienze di archeologia e di vita. Protagonista di scoperte fondamentali, ha condiviso e comunicato per tanti anni, con rara capacità, il frutto della sua attività, fortunata e quasi imprevista.
Le sue opinioni e i suoi libri, rimasti fedeli a concetti della vulcanologia d’allora, ma mai in contrasto con i vulcanologi, che volle a collaborare, sono stati una preziosa guida nell’affrontare i passaggi più delicati tra scavo archeologico e eruzione del Vesuvio. I contatti personali sul web, un vero privilegio.
La “sua” spiaggia nel sito di Ercolano, dove nel 1980 vide affiorare, una a una, trecento vittime dell’eruzione, ora è molto cambiata e non è più come apparve ai suoi occhi mentre la liberava dalla cenere. La nuova distesa di sabbia avvicina gli sbigottiti turisti ai calchi delle vittime, aggrovigliate nel momento della morte. Un’eredità di suggestioni, piccola parte di ciò che deve aver provato Maggi mentre dirigeva lo scavo assegnatogli da Amedeo Maiuri.
Chissà quale destino ha deciso che ci lasciasse proprio nei giorni in cui il Vesuvio, quasi 2000 annifa, distruggeva le città sorte sulla fertile terra delle sue pendici.
Ci mancherà e lo ricorderemo con l’affetto che si serba agli amici lontani.