Ricordo del Prof. Izumi Yokoyama (1° gennaio 1924 - 24 ottobre 2024)
a cura di Roberto Scandone
Come altre volte, alcuni giorni fa ho tentato di contattare il Prof. Izumi Yokoyama per comunicargli i risultati di un nostro lavoro. Malgrado l’età avanzata le nostre conversazioni non si erano mai completamente interrotte e continuavano a essere molto interessanti e stimolanti, oltre che cordiali.
Non ricevendo risposta, ho provato ad allargare le ricerche sul web ed ho trovato seminascosta fra centinaia di altre note una comunicazione della Japan Academy: Prof. Izumi Yokoyama passed away on October 24, 2024.
Ho trovato triste che non vi fosse alcun ricordo del Prof. Yokoyama da parte di nessun’altra organizzazione di vulcanologia internazionale e ho deciso di scrivere queste brevi note su un caro amico.
Figura 1. Izumi Yokoyama fra Roberto Scandone, Elena Gasparini e Giuseppe Luongo al conresso Cities on Volcanoes nel 2018.
Izumi Yokoyama è scomparso all’età di cento anni (non mi ero reso conto di quanto tempo fosse passato), dopo una vita passata a studiare i vulcani, pubblicando decine di lavori sull’attività vulcanica utilizzando metodologie fisiche.
E’ stato direttore dell’ Usu Volcano Observatory dal 1977 al 1987, monitorando e studiando l’eruzione del 1977.
Il primo lavoro che ho letto all’inizio della mia attività in campo vulcanologico era Energetics in active volcanoes: Activities of Volcano Mihara, Oshima Island during 1953-54. Bull. Earth. Res. Inst. 34, 185-1956. Quel lavoro ha condizionato profondamente il mio approccio ai vulcani, in quanto cercava di comprendere le dinamiche eruttive attraverso il budget energetico, senza entrare in complesse simulazioni numeriche. Ho applicato questa filosofia nel mio primo lavoro di vulcanologia fisica, dedicato allo studio del Paricutin [1].
Di particolare rilevanza sono stati i suoi lavori dedicati all’analisi gravimetrica della struttura dei vulcani, a cominciare dal primo, Structure of Caldera and Gravity Anomaly pubblicato sul Bull. Volcanol: 01 December 1963, Volume 26, Pages 67–72, che ha guidato le sue intuizioni sulla struttura e i meccanismi di genesi delle caldere. Sebbene non condividessi sempre le sue interpretazioni [2], che forse proprio per questo erano ulteriori stimoli di discussione, è innegabile che i suoi studi gravimetrici abbiano rappresentato un fondamentale passo in avanti nella comprensione dei meccanismi di formazione delle caldere.
Nel corso degli anni, le nostre discussioni, sempre rispettose delle reciproche idee, sono continuate sia per lettera che in occasione dei congressi a cui partecipavamo e, nel tempo si è sviluppata una profonda amicizia.
Izumi Yokoyama ha sempre mantenuto un profondo legame con l’Italia, iniziato con un lungo soggiorno a Napoli per lo studio dei vulcani italiani. Per questa ragione fu chiamato dal Prof. Giuseppe Imbò, durante la prima crisi del bradisismo flegreo del 1970. 
Figura 2. Izumi Yokoyama e Giuseppe Imbò (Foto Yokoyama).
Venne, portando con sé alcune stazioni sismiche, che confermarono l’esistenza di una debole sismicità che accompagnava il sollevamento dell’area.
Figura 3. Una foto del Corriere della Sera del 1970 durante la crisi del Bradisismo.
In seguito, ha pubblicato vari articoli sulla crisi flegrea confrontandola con quella dell’Usu (Yokoyama I., Pozzuoli Event in 1970" Nature, 229, pages 532–533 (1971), Yokoyama I., A. Nazzaro Anomalous crustal movements with low seismic efficiency − Campi Flegrei, Italy and some examples in Japan , Annals of Geophysics, Vol. 45, N. 6, December 2002, Yokoyama I., 2006, The 1969-1985 Pozzuoli event and active volcanisms, Proc. Japan Academy B 82, 121-126).
Di particolare interesse era la sua convinzione che l’efficienza del rilascio energetico, durante la successiva crisi del 1982-84 ai Campi Flegrei, fosse bassa rispetto a quella di altri vulcani e che questo fosse effetto del riempimento della caldera costituito da rocce a bassa densità. La sua osservazione è confermata dagli ipocentri dei terremoti, per buona parte localizzati negli ultimi 3 km della crosta.
Come accennato, i vari congressi vulcanologici erano occasione di rinnovare la nostra amicizia e ricordo con particolare affetto quando in occasione del convegno Cities on Volcanoes svoltosi ad Hokkaido in Giappone, sede fra l’altro della sua università, invitò a cena me e Lisetta insieme all’amico Servando de La Cruz in un ristorante caratteristico dove servivano una carne speciale ottenuta massaggiando da vive le mucche. Oltre a questa pregevole pietanza, alla fine del pranzo ordinò un’anguria e allo sguardo meravigliato della moglie con fermezza affermò: don’t worry for the budget! L’anguria, infatti, non è sottovalutata come da noi e rappresenta in Giappone una vera, e costosa, raffinatezza. Sorridemmo, con gratitudine, per tanta cortesia.
L’ultima volta che lo vidi fu quando, già ultranovantenne, e ormai senza la moglie che era solita accompagnarlo, venne al convegno Cities on Volcanoes a Napoli nel 2018. Era sorprendente vedere come l’occasione gli rinnovasse il piacere di ricordare insieme ai vecchi amici gli anni della giovinezza passati a Napoli.
Figura 4. Yokoyama a Napoli fra Paolo Gasparini e Antonio Rapolla verso la metà degli anni ‘sessanta (Foto Yokoyama).
Buona parte delle ricerche che ho svolto in questi anni si è basata sulle intuizioni del Prof. Yokoyama, che considero un grande maestro, non solo scientifico, ma anche di signorilità, umanità e umiltà.
REFERENZE
[1]Scandone R., 1979, Effusion rate and energy balance of Paricutin eruption (1943-1952), Michoacan, Mexico., J. Volcanol. Geoth. Res., 6, 49-59
[2]Scandone R., 1991, A reply to the comments by I.Yokoyama and S. De la Cruz and some further ideas on the collapse of calderas and the generation of Ignimbrites, J. Volcanol. Geoth. Res., 47, 352-357