Baia: dall’emersione a gioiello romano e ritorno

di Marco Pistolesi - Università di Pisa - Socio AIV

Tutta la fascia costiera che sul lato occidentale del Golfo di Pozzuoli si estende da punta dell’Epitaffio scendendo fino a Capo Miseno, è costellata da una serie di insenature, golfi e laghi di origine vulcanica (Fig. 1a). La zona fu abitata fin dall’epoca greca, ma è con il consolidamento dell’impero romano che lungo la costa sorsero splendide ville di otium, città e approdi.

Grazie ai numerosi ripari naturali, qui si trovava un importante porto militare, Capo Miseno, in cui erano ancorate centinaia di unità, dalle galee, alle leggere e veloci liburne, alle potenti esaremi. Nell'anno 79 d.C., data della catastrofe pompeiana, sotto l'imperatore Tito Flavio Vespasiano, figlio di Vespasiano, a Capo Miseno, e in parte nella vicina insenatura di Baia, si trovava di stanza la flotta romana al comando di Plinio il Vecchio, politico, letterato e valente naturalista. Il racconto della sua morte, contenuto in due lettere del nipote Plinio il Giovane allo storico Tacito, ha contribuito alla formazione dell’immagine di Plinio che, sempre secondo il resoconto del nipote, si espose al pericolo anche per recare soccorso ad alcuni cittadini in fuga dall'eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei ed Ercolano e dove egli stesso trovò la morte.

Figura 1. Localizzazione della zona di Baia-Fondi di Baia come indicato dal rettangolo tratteggiato a ovest del Golfo di Pozzuoli (a); vista aerea da sud con evidenziati dalle linee bianche tratteggiate i centri eruttivi di Baia e Fondi di Baia (FdB).

Baia si trova non distante dall’antro della Sibilla Cumana e dopo la conquista romana del III sec. a.C. era prevalentemente un importante centro religioso; il volto della città cambiò nel I sec. d.C. quando le più ricche famiglie patrizie vi costruirono le loro residenze. Anche alcuni membri della famiglia imperiale costruirono qui le loro ville tanto che durante l’età neroniana era considerata la residenza imperiale più importante dopo Roma.

Nell’antica Baiae vi erano sorgenti termali di acqua calda che assieme alla presenza di un piccolo lacus dalle acque calde rendevano splendido l’ambiente; lungo le rive sorsero gioielli come il Ninfeo di Claudio e la splendida villa dei Pisoni, i templi di Diana, di Mercurio e di Venere.

Tutta l’area è da sempre coinvolta da fenomeni bradisismici legati all’attività della caldera dei Campi Flegrei, per cui ciclicamente si verificano fenomeni di abbassamento del suolo; per effetto di questi l’antica fascia costiera dove erano state realizzate le costruzioni è ora sprofondata sotto al mare. Le ville, le terme, le peschiere, le strade ed i porti sono nei secoli scivolati sui fondali del golfo di Pozzuoli ad una profondità di 5-6 m e lì sono rimasti dimenticati fino al 1956, quando un pilota americano della base di Capodichino fece delle fotografie aeree che mostrarono l’esistenza di forme sottomarine simmetriche e regolari. Erano le strade e le ville dell’antica Baiae (Fig. 2a). Le immersioni hanno consentito di individuare strutture perfettamente conservate che oggi costituiscono l'area marina protetta del parco sommerso di Baia (Fig. 2b), quali il Ninfeo di Claudio, le Terme, la villa dei Pisoni, il Portus Julius, la struttura portuale che fu realizzata da Marco Agrippa, il ninfeo di Punta Epitaffio, risalente all'epoca dell'imperatore Claudio, le cui statue sono state trasferite all'interno del Museo Archeologico dei Campi Flegrei situato all’interno del Castello Aragonese di Baia.

Figura 2. Veduta aerea del golfo di Baia con le strutture sommerse dell’antica città romana (a); particolare dei mosaici del parco sommerso di Baia (b, foto Pasquale Vassallo).
Figura 3. La sequenza dei depositi associati alla seconda fase dell’episodio eruttivo di Baia, esposti lungo il versante occidentale del golfo di Baia.

L’origine della particolare morfologia della zona di Baia è da ricercarsi durante l’omonima eruzione vulcanica avvenuta circa 9500 anni fa. È infatti questo evento eruttivo che dà forma al territorio circostante, con la creazione di crateri circolari poi ulteriormente modellati dall’erosione del mare (Fig. 1b). L'eruzione è uno degli eventi avvenuti nel settore occidentale della caldera dei Campi Flegrei, e si verifica dopo un periodo di quiescenza vulcanica durato circa 1000 anni. Sebbene relativamente piccola in termini di volume emesso rispetto alla maggior parte degli eventi avvenuti all’interno della caldera flegrea degli ultimi 15 ka, l'eruzione di Baia-Fondi di Baia è stata caratterizzata da una serie complessa di eventi, che hanno portato a interpretazioni diverse in letteratura. I materiali vulcanici ancora oggi visibili sono esposti in larga parte nella zona del porto di Baia e di Fondi di Baia (Fig. 3).

La successione stratigrafica dei depositi permette di suddividere l’eruzione in due distinti episodi (Baia e Fondi di Baia), separati da un breve intervallo di tempo e ciascuno caratterizzato da diverse fasi eruttive. L'episodio eruttivo di Baia è il primo ed ha inizio in un ambiente di mare poco profondo localizzato al centro dell’attuale porto di Baia. I primi materiali eruttati (brecce e tefra fortemente alterati) testimoniano un’attività esplosiva avvenuta in seguito al contatto del magma con acqua di mare (Fig. 4a). A questa attività iniziale segue la seconda fase durante la quale vengono emessi la maggior parte dei materiali sotto forma di correnti piroclastiche e colonne eruttive sostenute, alte fino a 17 km (Fig. 4b). L’intensità eruttiva, prima di cessare completamente, si attenua progressivamente e le correnti piroclastiche dense lasciano il posto a flussi piroclastici turbolenti che originano depositi stratificati (Fig. 4c). È durante questa fase che vengono emessi la maggior parte dei materiali che formano il cono di Baia; di questo, la parte orientale viene rapidamente smantellata dall’erosione marina, creando una zona riparata ed ideale allo sviluppo della città romana, mentre il ripido fianco occidentale è tutt’oggi conservato ed espone l’intera sequenza dei depositi della fase di Baia.

Figura 4. I depositi della breccia di apertura con matrice alterata dell’eruzione di Baia (a); depositi con bombe pomicee della seconda fase dell’eruzione di Baia (b); depositi laminati della fase finale dell’eruzione di Baia (c).

Dopo una breve pausa eruttiva, l’attività riprende nuovamente a sud del cono di Baia, in prossimità di quella che è oggi la zona di Fondi di Baia. La sequenza esplosiva ricorda quella di Baia (brecce iniziali seguite da alternanze di depositi da caduta e da correnti piroclastiche), anche se di intensità minore. Questa fase è responsabile della formazione del cono di Fondi di Baia, di dimensioni inferiori rispetto a quello di Baia ma ad oggi interamente conservato.

Dal punto di vista dei materiali emessi, studi recenti hanno mostrato come l’evento eruttivo di Baia-Fondi di Baia sia stato caratterizzato da un’ampia gamma di composizioni (fonoliti-trachiti e tefrifonoliti-latiti), suggerendo che l’eruzione sia stata alimentata da almeno due diversi serbatoi di magma che hanno interagito sia prima che durante l’eruzione stessa, tanto da emettere materiali di composizione intermedia.

L’eruzione di Baia è il più classico esempio di come il rapporto tra l’uomo e il territorio caratterizzato da vulcanismo attivo sia un viaggio complesso, fatto di premi e successivi tributi da pagare. La natura ha inizialmente offerto all’uomo una zona fertile, naturalmente riparata, dal clima mite, tanto da permettere lo sviluppo di un luogo di riposo e di villeggiatura frequentato da patrizi romani, famoso per le sue calde acque termali, ricercate per lusso e per la cura delle malattie. La tumultuosità dell’attività dei Campi Flegrei e i fenomeni bradisismici hanno tuttavia richiesto un successivo dazio, e ciò che rimane oggi di quell’antico splendore sono mosaici, tracce di affreschi, sculture, tracciati stradali e colonne, sommersi a circa 5 metri sotto il livello del mare, tra anemoni, stelle marine e branchi di castagnole.

Per saperne di più:

Pistolesi, M., Bertagnini, A., Di Roberto, A., Isaia, R., Vona, A., Cioni, R., Giordano, G. (2017). The Baia–Fondi di Baia eruption at Campi Flegrei: stratigraphy and dynamics of a multi-stage caldera reactivation event. Bulletin of Volcanology, 79, 67.

Voloschina, M., Pistolesi, M., Bertagnini, A., Métrich, N., Pompilio, M., Di Roberto, A., Di Salvo, S., Francalanci, L., Isaia, R., Cioni, R., Romano, C. (2018). Magmatic reactivation of the Campi Flegrei volcanic system: insights from the Baia–Fondi di Baia eruption. Bulletin of Volcanology, 80, 75.

Parco archeologico delle Terme di Baia
https://www.beniculturahttps//www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_assli.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=155533&pagenam


Stampa   Email