Etna 2021: rifacciamo il punto dopo settimane di intensa attività eruttiva

a cura di Marco Viccaro


 
Dopo quasi tre settimane dalla prima eruzione parossistica del mese di Febbraio, avvenuta il 16 Febbraio 2021, l’Etna continua a tenere banco e lo fa mostrando in maniera dirompente i propri muscoli. Nella mattinata di ieri, 7 Marzo 2021, dopo una nottata trascorsa tra vari tentennamenti, il Cratere di Sud-Est ha dato vita ad uno degli episodi più energetici della serie iniziata il 13-14 Dicembre 2020, producendo, a seguito dell’intenso fontanamento con sviluppo di colonna eruttiva, una massiccia ricaduta di materiale piroclastico centimetrico in prevalenza sui paesi pedemontani di Fornazzo e Milo (lapilli e bombe) e Giarre (ceneri e lapilli; Figura 1).


This image for Image Layouts addon

Figura 1. Giarre, 7 Marzo 2021 (foto in alto; foto di S. Grassi); piroclastiti di dimensioni centimetriche ricadute a Fornazzo (in basso a sinistra; foto di F. Sciuto) e Milo (in basso a destra; foto di F. Sciuto) a seguito dell’eruzione parossistica del 7 Marzo 2021.

Ingrandisci


Ma quante sono le eruzioni parossistiche del Cratere di Sud-Est avvenute in queste settimane? Roba da perdere quasi il conto! L’elevata frequenza degli episodi e le notizie che si rimpallano su social networks & media hanno infatti innescato una conta, a tratti confusa, che può essere anche molto fuorviante se vogliamo andare davvero a fondo delle fenomenologie osservate. Se per ragioni di cronaca è certamente conveniente parlare di quello di ieri come il decimo episodio eruttivo a carattere parossistico, dal punto di vista vulcanologico ciò non è propriamente corretto. La serie di episodi cui stiamo assistendo è infatti iniziata a metà Dicembre 2020, il 13-14 Dicembre per l’appunto, e annovera nel computo anche gli episodi del 20-21 Dicembre 2020 (il secondo), del 22 Dicembre 2020 (il terzo) e del 18 Gennaio 2021 (il quarto), certamente meno energetici se confrontati con quelli di Febbraio-Marzo 2021 (Figura 2), ma che hanno pur sempre dato vita ad un vigoroso fontanamento al culmine dell’attività. Ergo, quello del 7 Marzo 2021 è il quattordicesimo episodio di questa nuova sequenza, che segue le importanti successioni del 1999-2000, 2007 e 2011-2014 [1-4].


This image for Image Layouts addon

Figura 2. Attività eruttiva del 24 Febbraio 2021 ripresa da Schiena dell’Asino (foto di M. Viccaro).

Ingrandisci

Al di là dell’interesse puramente statistico, la rilevanza dell’affermazione consiste nel fatto che l’attività spettacolare cui stiamo assistendo in questi giorni è comunque figlia di processi magmatici profondi cominciati molti mesi fa, i quali hanno iniziato a manifestarsi con le loro ripercussioni in superficie proprio a partire dal primo episodio di fontanamento del 13-14 Dicembre 2020. L’Etna ha tenuto compagnia in modo pressoché continuo a tutti gli abitanti che vivono sulle sue pendici per circa un anno e mezzo, ovvero a partire da fine Maggio 2019, con attività esclusivamente sommitale debolmente esplosiva ed effusiva sia al Cratere di Sud-Est (il grande protagonista di questi giorni) sia al cratere Voragine - ma anche Bocca Nuova e Cratere di Nord-Est non sono stati affatto silenti nel periodo. Il quadro eruttivo fino a metà Dicembre 2020 è stato relativamente monotono, sintomo del fatto che il sistema di alimentazione non è stato perturbato in maniera molto significativa almeno fino a Novembre 2020. Cosa significa perturbare l’equilibrio del sistema di alimentazione di un vulcano come l’Etna? Significa ad esempio inserire nelle sue camere magmatiche e vie di risalita nuovo magma, eventualmente magma con caratteristiche chimiche e/o fisiche differenti rispetto a quello già presente.
 

Dati preliminari sulle composizioni dei prodotti eruttati suggeriscono che questa perturbazione c’è stata e sta condizionando l’attività eruttiva di queste settimane. Un magma che dopo la sua formazione nel mantello terrestre cristallizza poco e non perde il suo quantitativo originario di gas si può definire “primitivo”, un termine di cui molto si è sentito parlare in questi ultimi giorni. L’Etna non erutta magmi primitivi, bensì magmi che hanno subito modifiche durante il loro percorso di risalita nella crosta, principalmente attraverso processi di cristallizzazione e degassamento. Tuttavia, ciò che si osserva per i prodotti eruttati in queste ultime settimane è un grado minore di queste modifiche, il che potrebbe indicare tempi di stazionamento e risalita più veloci rispetto a prima e minore possibilità di perdere il contenuto originario di gas.
 

Se le modifiche composizionali sono aspetti puramente tecnici impossibili da determinare in assenza di un’analisi petrologico-geochimica del prodotto eruttato, il fatto che questi magmi siano ricchi in gas è invece sotto gli occhi di tutti, almeno qualitativamente (tramite altre analisi petrologico-geochimiche più raffinate siamo comunque in grado di quantificare il contenuto originario di gas nel magma). Ed è proprio il gas che sta giocando un ruolo determinante sia nel definire la cadenza (a tratti ritmica) delle eruzioni sia la violenza delle stesse. L’occhio degli appassionati di Etna spesso è puntato sull’andamento dell’ampiezza del tremore vulcanico acquisito dalle reti di monitoraggio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Sezione di Catania, Osservatorio Etneo, disponibile al link http://www.ct.ingv.it/index.php/monitoraggio-e-sorveglianza/segnali-in-tempo-reale/tremore-vulcanico.
 

Il tremore vulcanico è un segnale che fornisce importanti informazioni sul movimento del magma e/o gas nelle porzioni più superficiali dell’edifico vulcanico. L’intensificazione dell’attività Stromboliana verso quella di fontanamento è sempre accompagnata dalla crescita dell’ampiezza del tremore vulcanico. Questo avviene perché il magma si muove e degassa durante la risalita verso la superficie e manda in una sorta di risonanza i condotti. Alcuni studi condotti sulla successione di episodi parossistici del 2011-2012 hanno messo in evidenza che le proporzioni di magma e gas nel sistema possono influire sulla forma caratteristica che assume l’andamento dell’ampiezza del tremore vulcanico nel tempo, distinguendo episodi con successione molto rapida dei fenomeni eruttivi innescati da ricariche principalmente di gas da altri episodi, molto più sostenuti nel tempo, determinati invece da ricariche di magmi ricchi in gas [5]. La frequenza che si osserva per l’attivazione di questo genere di eruzioni è da mettere quindi in relazione con l’abbondante presenza di gas nei magmi che attualmente vengono eruttati all'Etna [6]. Mantenendo relativamente costante la profondità di stazionamento del magma e la sua temperatura, l’altro fattore che determina il tempo necessario per “mandare in tilt” il sistema ed innescare l’eruzione è il quantitativo di gas presente nel magma. Se il quantitativo di gas è costante, la frequenza di accadimento delle eruzioni parossistiche è costante, se cambiano le proporzioni tra magma e gas cambierà conseguentemente la frequenza.
 

Cosa ci riserva dunque il prossimo futuro? I vulcanologi non sono maghi, ma volgendo lo sguardo al passato abbiamo già contezza del fatto che l’Etna sia in grado di sostenere queste sequenze per settimane o mesi, in maniera anche abbastanza irregolare in termini di frequenza di accadimento dei fenomeni eruttivi. Ribadendo che l’inizio della sequenza è con l’episodio del 13-14 Dicembre 2020, possiamo dire che questo film continua già da quasi 3 mesi…
 



Per approfondimenti
[1] Andronico D., Corsaro R.A. (2011). Lava fountains during the episodic eruption of South- East Crater (Mt. Etna), 2000: insights into magma-gas dynamics within the shallow volcano plumbing system. Bulletin of Volcanology 73, 1165–1178.
[2] Andronico D., Cristaldi A., Scollo S. (2008). The 4–5 September 2007 lava fountain at South-East Crater of Mt. Etna, Italy. Journal of Volcanology and Geothermal Research 173, 325–328.
[3] Behncke B., Branca S., Corsaro R.A., De Beni E., Miraglia L., Proietti C. (2014). The 2011–2012 summit activity of Mount Etna: birth, growth and products of the new SE crater. Journal of Volcanology and Geothermal Research 270, 10–21.
[4] Giuffrida M., Viccaro M. (2017). Three years (2011-2013) of eruptive activity at Mt. Etna: working modes and timescales of the modern volcano plumbing system from micro-analytical studies of crystals. Earth-Science Reviews 171, 289-322.
[5] Viccaro M., Garozzo I., Cannata A., Di Grazia G., Gresta S. (2014). Gas burst vs. gas-rich magma recharge: a multidisciplinary study to reveal factors controlling triggering of the recent paroxysmal eruptions at Mt. Etna. Journal of Volcanology and Geothermal Research, 278-279, 1-13.
[6] Zuccarello F., Schiavi F., Viccaro M. (2021). Magma dehydration controls the energy of recent eruptions at Mt. Etna volcano. Terra Nova, in stampa.

Stampa   Email