L’Etna (timidamente) chiama, Stromboli risponde a gran voce

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a cura di Gilda Risica e Marco Viccaro

 

Da qualche giorno anche i vulcani di casa nostra sembrano essersi risvegliati da un periodo di relativo torpore, al quale non eravamo più molto abituati se solo pensiamo alla frenesia degli ultimi mesi in chiusura del 2021 ed inizio 2022.

Ha dato il via l’Etna, rimasta totalmente silente dall’eruzione parossistica risalente al 21 Febbraio 2022 (https://www.aivulc.it/it/archivio-notizie/news-2022/165-etna-21-febbraio-2022-e-sono-due.html). È da circa il 7 Maggio che si assiste infatti ad una progressiva intensificazione del degassamento ai crateri sommitali, in particolare dalla Bocca Nuova, al quale dal 12 Maggio si è aggiunta una debole emissione di cenere dal Cratere di Sud Est che, a più riprese, ha formato un plume molto diluito che si è disperso verso sud-ovest. La mattinata del 12 Maggio è stata anche caratterizzata da eventi di maggior rilievo, ovvero dall’inizio di una fase di fratturazione confinata al fianco nord-orientale del Cratere di Sud Est (Figura 1) che, a partire dal tardo pomeriggio, ha cominciato ad alimentare una modestissima colata lavica che ha raggiunto e di poco superato la base stessa del Cratere di Sud Est già nel corso della serata (Figura 2). Ad oggi persiste questo quadro, con la colata lavica sempre debolmente alimentata, i cui fronti sono solo lievemente avanzati e si attestano in zona sommitale a circa 2900 metri di quota.

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Figura 1 – Fratturazione sul fianco nord-orientale del Cratere di Sud Est osservata nella mattinata del 12 Maggio (immagine gentilmente concessa da Vincenzo Greco).
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Figura 3 – Stato di avanzamento della modesta colata lavica alimentata dalla frattura collocata sul fianco nord-orientale del Cratere di Sud Est nella mattinata del 14 Maggio (Immagine gentilmente concessa da Vincenzo Greco).
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Figura 2 – Stato di avanzamento della modesta colata lavica alimentata dalla frattura collocata sul fianco nord-orientale del Cratere di Sud Est nella mattinata del 13 Maggio
(immagine gentilmente concessa da Vincenzo Greco).
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Nel frattempo, per non rimanere indietro, lo Stromboli ha alzato il tono di voce. Nel pomeriggio del 13 Maggio (16:43 ore locali) si è verificata un’esplosione classificata come “maggiore” (Figure 4 e 5). L’evento, come riportato dai Comunicati di Attività Vulcanica del Laboratorio di Geofisica Sperimentale (LGS) dell’Università di Firenze e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – Osservatorio Etneo, è stato caratterizzato in realtà da una sequenza di 4-5 esplosioni con caratteristiche superiori all’attività stromboliana “ordinaria” del vulcano (come si evince dal grafico ampiezza VLP vs. ampiezza TILT del gruppo LGS, Figura 6).

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Figura 4 – Immagine della telecamera visibile posizionata lungo il bordo orientale della Sciara del Fuoco (fonte INGV - Osservatorio Etneo).
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Figura 5 – Immagini dell’esplosione maggiore registrate dalla telecamera termica installata a Roccette (fonte LGS).
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L’eruzione maggiore del 13 Maggio segue quella avvenuta il 6 Ottobre, e prima ancora l’11 Settembre 2021. Secondo i bollettini emanati nelle ultime settimane dall’INGV-OE e LGS, il vulcano Stromboli si trovava in un periodo di normale attività esplosiva di tipo stromboliano (Figura 7), con valori di degassamento e tremore oscillanti tra medi e bassi. Gli unici parametri testimonianti un disequilibrio del sistema magmatico profondo (già in atto da diversi mesi) erano quelli geochimici, in particolare il rapporto CO2/SO, che permane attualmente su valori alti e molto alti.

 

L’esplosione, anticipata di circa 1 minuto dal sistema di Early Warning Parossismi di LGS, si è verificata al cratere di SW, generando una deformazione del suolo di circa 1.88 microradianti, e onde di pressioni infrasoniche con valori massimi di 500 Pa. I materiali prodotti dall’esplosione si sono riversati abbondantemente all’interno della terrazza craterica raggiungendo anche l’area del Pizzo e lungo la Sciara del Fuoco, innescando rotolamenti di moderata entità. Una limitata quantità di prodotti caldi è ricaduta anche tra 400-500 m di quota nel versante NE, generando piccoli incendi nell’area sopra l’Osservatorio Fiorentino. L’evento si è concluso dopo pochi minuti, con il rientro di tutti i parametri monitorati all’interno della normale attività.

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Figura 6 – Classificazione delle esplosioni sulla base del confronto tra l’ampiezza sismica del VLP e tilt (fonte dati LGS).
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Intanto godiamoci il risveglio. Giocando di fantasia, vedremo nei prossimi giorni che piega prenderà il botta e risposta (casuale, è bene dirlo) a cui ci hanno deliziato i vulcani siciliani!

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Figura 7 – Panoramica della terrazza craterica di Stromboli (11 Maggio 2022, foto di Gilda Risica).
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