L’eruzione sub-terminale dell’Etna di agosto 2025

AIVULC / Approfondimenti
01
Set
2025

L’eruzione sub-terminale dell’Etna di agosto 2025

a cura di Giorgio Costa e Marco Viccaro

Il preludio dell’attività eruttiva

In seguito all’eruzione parossistica avvenuta il 2 giugno 2025, l’Etna ha prodotto un nuovo episodio di vivace attività stromboliana tra la notte ed il primo pomeriggio del 19 giugno, con caratteristiche del tutto simili ai 13 eventi di questo tipo avvenuti tra i mesi di marzo e maggio.
Successivamente, il vulcano è entrato in uno stato di quiete durato all’incirca un mese, per poi iniziare a mostrare nuovamente timidi segnali di risveglio a partire dal 21 luglio, con la produzione di sporadiche emissioni di cenere e una modesta attività esplosiva dal Cratere di Sud-Est. Tale attività è continuata senza sostanziali variazioni fino alla fine del mese ed è stata accompagnata, nella mattina del 30 luglio, dalla nascita di un piccolo cratere a pozzo (pit-crater) formatosi in corrispondenza dell’alto fianco occidentale del Cratere di Sud-Est. Tale cratere è nato in una zona molto vicina alle bocche attive durante l’eruzione sub-terminale avvenuta a febbraio-marzo scorso e ha contribuito a produrre deboli emissioni di cenere nelle prime settimane di agosto, senza però mostrare un chiaro incremento dell’attività. 

Cronologia dell’eruzione
Nella notte tra il 9 e il 10 agosto, è iniziata una modestissima emissione di lava da una frattura eruttiva apertasi alla base della sella morfologica che separa il Cratere di Sud-Est dalla Bocca Nuova, a circa 3100 m s.l.m., in un’area non molto distante dal teatro eruttivo dell’eruzione sub-terminale di febbraio-marzo 2025. Un debole flusso lavico è stato emesso dalla nuova frattura, con avanzamento del fronte per soli circa 150 metri prima di arrestarsi del tutto durante l’arco della giornata del 10 agosto.
Nei giorni successivi si è assistito alla formazione di un campo di fratture secche che, dalla base del Cratere di Sud-Est, hanno iniziato a propagarsi in direzione SO/NE fino a una quota di circa 3000 m s.l.m., seguendo grossomodo lo stesso allineamento delle bocche eruttive che avevano prodotto l’attività effusiva di febbraio-marzo (Figura 1).


Figura 1. a) Emissione di cenere prodotta dal nuovo cratere a pozzo nato sull'alto fianco occidentale del Cratere di Sud-Est. b) La bocca effusiva che ha generato la breve e modesta attività avvenuta tra il 9 e il 10 agosto alla base della sella morfologica tra la Bocca Nuova e il Cratere di Sud-Est. c) Una delle numerose fratture secche che dalla base del Cratere di Sud-Est hanno iniziato a propagarsi in direzione SO/NE poco prima dell'inizio dell'eruzione. Foto scattate da Giorgio Costa.

E così, poco dopo la mezzanotte del 14 agosto, il magma ha nuovamente raggiunto la superficie e un nuovo flusso lavico è stato alimentato da una bocca effusiva situata a circa 2980 m s.l.m (Figura 2).


Figura 2. La bocca effusiva a quota 2980 m e il flusso lavico da quest'ultima alimentato, la sera del 15 agosto. Foto scattate da Giorgio Costa.

Nel corso dei giorni seguenti, la colata ha iniziato a scorrere lungo il fianco sud-occidentale del vulcano, dividendosi in più bracci e raggiungendo una quota di circa 2400 m la sera del 16 agosto. Contemporaneamente, è aumentata gradualmente anche l’ampiezza del tremore vulcanico (fonte INGV-OE) e si è intensificata l’attività esplosiva prodotta da due bocche nei pressi dell’orlo occidentale del Cratere di Sud-Est.
Durante una serie di sopralluoghi svolti rispettivamente il 15, 18, 20, 22, 26 e 29 agosto, è stato possibile seguire l’evoluzione del teatro eruttivo. Nei giorni immediatamente successivi alla sua apertura, nell’area prossimale alla frattura di quota 2980 m si sono sviluppati una serie di “ingrottamenti” e si è osservata anche l’apertura di bocche effimere a poche centinaia di metri di distanza. Contestualmente, il campo lavico si è progressivamente articolato con diverse ramificazioni e sovrapposizioni, con i fronti più avanzati che si sono arrestati poco più a monte della frattura del 1610.
Un cambiamento dell’attività eruttiva è avvenuto nel mattino del 20 agosto, con l’apertura di una nuova frattura eruttiva nata grossomodo nella medesima area di quella del 9-10 agosto, a circa 3100 m, da cui è stata prodotta una vivace attività di spattering e un nuovo flusso lavico che ha iniziato a scorrere in direzione S-SO per alcune centinaia di metri (Figura 3). Tale attività è proseguita per diverse ore per poi iniziare a diminuire gradualmente e cessare del tutto nel tardo pomeriggio.


Figura 3. L'attività di spattering e il flusso lavico prodotto dalla frattura a quota 3100 nella tarda mattinata del 20 agosto. Foto scattate da Fabrizio Zuccarello (a sinistra) e Antonio De Luca (a destra)

Poco dopo la cessazione dell’attività dalla frattura di quota 3100 m, si è invece rinvigorita quella a quota 2980 m, con un aumento del tasso effusivo e la produzione di una vivace attività di spattering proseguita per poche decine di minuti (Figura 4) prima di esaurirsi e cedere nuovamente il posto alla sola effusione lavica.


Figura 4. A sinistra, la cessazione dell'attività eruttiva dalla frattura a quota 3100 m. A destra, la frattura a quota 2980 m durante la fase di vivace attività di spattering e aumento del tasso effussivo. Foto scattate da Antonio De Luca.

Inoltre, intorno alle ore 16:00 del 20 agosto, si è aperta una seconda bocca effusiva sul fianco meridionale del Cratere di Sud-Est, producendo un piccolo campo lavico debolmente alimentato alla base del cono. Nei giorni successivi, a più riprese si è riattivata una bocca effusiva a quota 3100 m circa ha prodotto dei modesti flussi lavici che si sono sovrapposti a quello del 20 agosto. 
Nella giornata del 24 agosto, il flusso lavico prodotto dalla frattura a quota 2980 m è notevolmente diminuito e si è del tutto arrestato fino alla mattina successiva, quando è nuovamente ripreso, per aumentare nuovamente nei giorni seguenti in concomitanza con l’attività esplosiva dal Cratere di Sud-Est. Durante questa fase, il flusso lavico si è ramificato in diversi punti e ha iniziato a espandersi anche più ad ovest in direzione di Monte Pecoraro (Figura 5).


Figura 5. Il teatro eruttivo osservato dal fianco sud-occidentale dell'Etna la sera del 29 agosto. Si nota sulla destra la vivace attività stromboliana dal Cratere di Sud-Est e il flusso di lava prodotto dalla bocca sul suo fianco meridionale. Sulla sinistra, invece, si osserva il flusso lavico principale prodotto dalla frattura a quota 2980 m, ramificato in due bracci principali. Foto scattata da Giorgio Costa.

Occasionalmente, le frequenti fluttuazioni del tasso effusivo hanno provocando un innalzamento del livello della lava all’interno dei canali in prossimità della frattura eruttiva, producendo diverse ramificazioni anche nei pressi della sorgente di emissione (Figura 6).


Figura 6. Il flusso lavico prodotto dalla frattura a quota 2980 m, ramificato in più bracci in prossimità della zona sorgente. Foto scattate la sera del 29 agosto da Giorgio Costa.

Dalla mattina del 31 agosto, il tremore vulcanico ha subito un netto decremento e simultaneamente si è osservata la progressiva diminuzione e cessazione sia dell’attività esplosiva dal Cratere di Sud-Est, sia dell’attività effusiva dalla bocca sul suo fianco meridionale. Continua invece, seppur molto debolmente, un modesto flusso lavico prodotto dalla frattura a 2980 m. 
Al momento sembrerebbe dunque che anche questa eruzione stia giungendo all’epilogo ma, come consuetudine, l’ultima parola spetta sempre al vulcano.


Figura 7. Dettaglio del flusso lavico alla frattura di quota 2980 m la sera del 29 agosto. Foto scattata da Giorgio Costa.